Perché mangiamo?
Il cibo non soddisfa solo un bisogno fisiologico ma ha anche fondamentali significati culturali, sociali e psicologici.
Significati culturali
È nei piatti tipici e tradizionali che si conserva spesso una parte importante della cultura di un popolo o di una regione.
In quest’ottica, a volte mangiamo semplicemente per assaggiare qualcosa di diverso o per educazione, per dimostrare che gradiamo le cose che ci sono state proposte.
Naturalmente, si può anche NON mangiare per adeguarsi ad un modello culturale che sempre più identifica la bellezza con la magrezza estrema.
Secondo le associazioni che si occupano dei disturbi alimentari, negli ultimi quaranta anni gli ideali culturali di bellezza sono passati da valori normali a valori patologici: per la prima volta l’ideale di bellezza è stato disgiunto da quello di salute.
Scegliere modelli di bellezza molto difficili da raggiungere significa generare frustrazione, soprattutto nelle persone più fragili e più influenzate dalla moda come le adolescenti, e spingere a comportamenti esasperati.
Il forte aumento dei disturbi del comportamento alimentare negli ultimi anni è profondamente legato a fattori culturali, oltre che psicologici. Basti pensare che prima degli anni ’70 l’anoressia era considerata una curiosità e una rarità.
Significati sociali
In ogni parte del mondo il cibo è collegato al fatto di:
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Riunirsi in famiglia
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Fare amicizia, dialogare, comunicare
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Fare festa
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Dedicare attenzioni agli altri
Significati psicologici
Da un punto di vista psicologico, il cibo è fortemente collegato all’affettività.
Il cibo scalda e riempie lo stomaco e dà sensazioni di benessere così come l’affetto scalda e riempie il cuore.
Il cibo può perciò compensare relazioni affettive non gratificanti, può placare un’aggressività non esternata, può attenuare momentaneamente stati d’ansia o momenti di tristezza, può consolare da delusioni, fallimenti o eventi traumatici (come lutti, separazioni…).
Spesso e emozioni negative possono essere confuse con la fame e il cibo può non essere gustato, ma ingurgitato per riempire in fretta un senso di vuoto interiore.
Bisogna ricordare che un vuoto affettivo percepito può anche non essere reale.
Alcuni ragazzi, solitamente insicuri, poco autonomi o con poche regole, hanno molta difficoltà a tollerare le frustrazioni. In questo qualsiasi piccola delusione può essere sentita come una profonda carenza.
Inoltre, il cibo è collegato alle relazioni familiari.
Il cibo è un aspetto centrale nell’organizzazione familiare e, spesso, i genitori sono molto preoccupati dell’eventualità che un figlio possa non mangiare, tanto da essere disposti a preparare menù separati per i figli, in base alle loro preferenze, anche rinunciando ad un’alimentazione equilibrata.
L’ansia dei genitori può essere percepita dai figli che possono iniziare a trovare opprimente, invece che piacevole, il momento dei pasti e possono cercare di evitare il più possibile questi momenti.
Inoltre, i figli possono anche percepire il fatto di non mangiare come un modo per ottenere l’attenzione dei genitori ed eventualmente anche per manipolarli.